Prigione bianca

Mi manca il respiro. Intrappolata in questo spazio asettico, una prigione bianca solitamente accogliente ma che giorno dopo giorno si sta trasformando nella rappresentazione fisica delle limitazioni imposemi, quattro mura.

Non la senti la vita scorrere fuori? Proseguire senza di te, forse ancor meglio ora che non ci sei? Non lo percepisci come sei di troppo al mondo?

Ed il tuo corpo, non lo percepisci com’è d’intralcio alla tua anima?

Torneresti in Italia?

Vivo all’estero da un anno e mezzo e probabilmente questa è la domanda la gente mi rivolge di più in assoluto. E devo ammettere che spesso chiedo a me stessa: “Torneresti?”

La verità è che non lo so, che è un tema delicato e che non si può mai sapere. Razionalmente sai che la risposta dovrebbe essere no, e se rispondo di fretta, senza voler dare troppe spiegazioni, dico sempre di no. Perché in Spagna ho ricevuto opportunità di lavoro, con contratti regolari e stipendi legali. Mentre in Italia ho trovato solo aziende che cercano tirocinanti senza offrire nemmeno un becero rimborso spese e aziende che “Il contratto? Ma lo sai quanto mi costa?” e “Più di 600€ al mese proprio non te li posso dare”. Contano sul fatto che altre 1000 aziende ti offrirebbero lo stesso e perciò ti svaluti talmente tanto che ti senti obbligato ad accettare, e a volte anche a dover ringraziare se ti concedono qualcosa in più.

Ma la verità è che in Italia ci ho lasciato il cuore. E non parlo solo della famiglia e degli amici di una vita, parlo anche di quegli scorci pieni di ricordi, paesini mozzafiato meta della tue gite domenicali e ristorantini in cui non ti saresti voluta mai alzare dal tavolo. Parlo del fatto che una volta che sono tornata per dare un esame e mi sono recata a Roma, guidando fra le vie del centro sono scoppiata a piangere, commossa. L’Italia è un sentimento prima che un paese. E non importa quanto faccia schifo la politica, l’amministrazione del paese, le meritocrazia… è come il primo amore, magari a ripensarci adesso era un cesso, ma non potrai mai smettere di amarlo.

Grazie Maiorca perché mi hai accolta come fossi una sorella e perché mi fai sentire la benvenuta, ma mai potrai essere casa.

Fra gli alberi di pesco in fiore, Mallorca, 14 febbraio 2020

La vera me

Oggi ha inizio questa nuova avventura: presentare la vera a me al mondo intero, mediante un blog. Una collega di lavoro tempo fa mi ha detto che ha notato della sofferenza nei miei occhi all’ammettere di far fatica ad aprirmi con gli altri, a fargli conoscere la vera me e ad affezionarmici. E cavolo se aveva ragione. Ho una muraglia di filo spinato e scetticismo intorno al cuore che ho costruito per proteggermi e che sta sortendo l’effetto contrario, mi sta impedendo di vivere a pieno.

Per questo motivo la volontà di aprire un blog, per aprirmi con me stessa e con gli altri, seppur protetta da uno schermo. Qui ci sarò solo io, quella autentica, senza filtri e senza finzioni. Spero di non risultare troppo noiosa. Per il resto, godetevi il viaggio…

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